Diagnosi e terapia dell’occhio secco
Diagnosi e terapia dell’occhio secco
Diagnosi e terapia dell’occhio secco

Occhio secco?

Di fronte ad un occhio “rosso e con bruciore

è sempre bene sospettare una secchezza oculare, e parimenti qualora ci si trovi di fronte ad un occhio secco è bene sospettare a “infiammazione della superficie oculare”.

Nella sindrome da “occhio secco” i sintomi ritenuti più comuni sono:

  • sensazione di corpo estraneo
  • bruciore
  • senso di attrito oculare
  • discomfort oculare
  • sensazione di “puntura”
  • disturbi visivi
  • dolore
  • difficoltà di ammiccamento
  • prurito
  • difficoltà nell’uso delle LAC
  • senso di occhi “appiccicosi”
  • ridotta tolleranza alla luce o al fumo

Fondamentale per l’inquadramento del tipo “occhio secco” è anche la raccolta dell’anamnesi specialistica, in particolare quattro domande principali possono orientare verso il tipo di alterazione maggiormente responsabile dell’occhio secco:

Quali sono i suoi sintomi e da quanto tempo durano?
  • Bruciore, secchezza, sensazione di corpo estraneo (minore produzione di lacrime)
  • Bruciore, iperemia, gonfiore, secrezione mucosa, occhi appiccicati, prurito (maggiore evaporazione)
  • > 3 mesi malattia cronica

Quanto, durante il giorno, si accettuano i disturbi:
al mattino al risveglio, al pomeriggio-sera o indifferente?

  • Sintomi peggiori al pomeriggio-sera (minore produzione di lacrime)
  • Sintomi peggiori al mattino al risveglio (maggiore evaporazione/blefarite)

Esiste una condizione che fa peggiorare i sintomi?

  • Peggiorano dopo applicazione prolungata a: lettura, ambienti con aria condizionata, vento, fumo
    (minore produzione di lacrime)
  • Carenza di sonno (maggiore evaporazione)

Il disturbo è uguale nei due occhi o c’è un occhio peggiore?

  • Monolaterale (maggiore evaporazione)

Per la diagnosi?

Per la diagnosi di “occhio secco” e valutare il tipo di terapia da programmare si consigliano i seguenti esami diagnostici e strumentali che possono essere eseguiti in una visita specialistica da oftalmologi che si occupano in modo specifico di palpebre e superficie oculare:

  • test di Schirmer
  • test alla fluorescina
  • test per valutare la osmolarità delle lacrime
  • altezza computerizzata del menisco lacrimale
  • rilevamento automatico delle ghiandole di Meibomio
  • calcolo della rottura del film lacrimale N.I.B.U.T o B.U.T
  • pupillometria
Approfondimento

Il globo oculare è un organo ben protetto nei quattro quinti posteriori della cavità orbitaria; le incognite gravano sul restante quinto anteriore, il quale resta nel complesso indifeso, se si prescinde dalla chiusura, peraltro intermittente, della rima palpebrale.

Il film lacrimale ha uno spessore di circa 10 micron. È costituito da 3 strati fra loro in parte separati: strato mucoso – acquoso – lipidico.

Lo strato che aderisce alla cornea è lo strato mucoso. Ha uno spessore di circa 2 micron.

La componente acquosa del film lacrimale è una secrezione costituita da H2O in percentuale 96%-99% e da elettroliti – proteine – fattori di crescita – agenti antimicrobici – citochine – immunoglobuline – gas – ormoni – cellule epiteliali di sfaldamento – microrganismi.

Il film lacrimale è un fluido altamente dinamico i cui costituenti mutano in risposta a modificazioni ambientali ed organiche.

Nell’occhio secco aumentano gli elettroliti perché, a causa delle alterazioni della superficie oculare si attivano i meccanismi della infiammazione.

Lo strato lipidico è lo strato più superficiale del film lacrimale. Ha uno spessore che varia da 0,01 a 0,1 micron.

È prodotto dalla ghiandole di MEIBOMIO, che sono distribuite nella porzione congiuntivale, quindi più interna delle palpebre.

Ritarda l’evaporazione della componente acquosa e svolge una importante funzione ottica essendo il primo mezzo che la luce incontra prima di attraversare l’occhio.

Complessivamente l’intero strato lipidico deve essere elastico per recuperare rapidamente la sua struttura dopo ogni singolo ammiccamento.

Le lacrime, in modo particolare lo strato lipidico, vengono distribuite uniformemente sulla superficie oculare dall’ammiccamento. L’apertura della palpebra tra un ammiccamento e l’altro determina l’evaporazione dello strato intermedio acquoso; in condizioni patologiche lo strato lipidico può venire a contatto con lo strato mucoso determinando la rottura del film lacrimale.

L’evaporazione dello strato acquoso dipende da molti fattori:

  • condizioni ambientali – temperatura – vento – umidità relativa
  • resistenza dello strato lipidico
  • superficie dell’occhio esposto

L’evaporazione della componente acquosa delle lacrimale nell’arco della giornata porta ad un aumento della osmolarità che è compensata da un equivalente aumento della produzione di lacrime isotoniche.

L’iperosmolarità se non viene corretta dalla secrezioni compensatoria crea prima disturbi quali: senso di corpo estraneo – bruciore – irritazione – iperemia – aumento dell’ammiccamento.

Quali soluzioni?

Tra le soluzioni terapeutiche che possono dare maggior beneficio e garantire una maggior durata nel tempo vi è la terapia con Luce Pulsata Intesa Regolata o IRPL.

 

Il trattamento IRPL consiste nell’applicazione di alcuni flash luminosi mediante lampada allo xenon con una banda policromatica compresa tra 580 nm e 1200 nm.

Per ottenere risultati ottimali e duraturi in genere è necessario un ciclo di
3-4 sedute nell’arco di due mesi.

Risultati | intervista ad una paziente

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Davì dr Giuseppe

dott. DavìIl Dott. Giuseppe Davì è nato a Valdobbiadene (Tv) il 10-08-56 e si è laureato all´Università degli Studi di Padova alla Facoltà di Medicina e Chirurgia … (leggi il curriculum completo)

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